Anthony Bourdain: lo Chef, il Viaggiatore, l’Uomo.

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Desidero dedicare il mio primo articolo ad un grande chef americano scomparso pochi giorni fa: Anthony Bourdain.

L’ho scoperto mentre scrivevo la tesi di laurea sulla storia della cucina italiana in America quando ho acquistato il suo libro “Al Sangue”, seguito del best seller “Kitchen Confidential” in cui, con pungente ironia, descriveva le vicende che si celano dietro il mondo della ristorazione.

Ero partita non poco scettica, ammetto, facendomi condizionare dal suo carattere un po’ fra l’arrogante e lo snob, ma via via che leggevo (e lo “conoscevo”) ho capito che oltre questa facciata ribelle c’era ben altro: l’autenticità di un uomo provato dalle esperienze di vita e dal suo lavoro che raccontava con crudezza narrativa e senza peli sulla lingua un’esistenza dedicata al cibo e alla sua cultura.

Ed è proprio questo ultimo aspetto che abbiamo conosciuto maggiormente anche guardando il suo programma “Anthony Bourdain: viaggio di un cuoco”, accompagnati e immersi nelle storie intorno al mondo alla scoperta degli esseri umani attraverso il loro concetto di gastronomia.

Raccontava il cibo nel modo meno “patinato” e televisivo possibile, delle minoranze e dei rifugiati, con un linguaggio tagliente ma senza giudizi di valore, quasi “al sangue” per citare la sua opera.

E’ a tavola che la gente si lascia andare davvero […]” diceva in una bella intervista su Repubblica “[…] è il luogo migliore per comprendere chi è diverso da te”.

(https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/01/24/news/lo_chef_anthony_bourdain_a_tavola_con_il_nemico_ai_fornelli_con_chi_amo_-187186123/?ref=RHPPTP-BH-I0-C8-P1-S1.8-T2 )

Grazie alla sua visione, abbiamo compreso come la condivisione e l’interazione dei vari patrimoni di conoscenze sia un valore aggiunto e che sia presente in tutta la tradizione gastronomica, anche quella italiana. Basti pensare che il piatto più semplice ed emblematico della nostra cultura, la pasta con il pomodoro, è frutto della contaminazione di popoli come quello arabo (primo ad essiccare la pasta fresca per poterla conservare più a lungo) e quello dell’America Centrale (luogo di origine del pomodoro).

 

“If I’m an advocate for anything, it’s to move. As far as You can. Across the Ocean, or simply across the river. The extent to which You can walk in someone else’s shoes or at least eat their food, it’s a plus for everybody. Open your mind, get up the couch, move”.

Grazie Tony, che la terra ti sia lieve.

 

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