Pellegrino artusi: una questione di famiglia attraverso i secoli.

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"Non si vive di solo pane, è vero; ci vuole anche il companatico, e l’arte di renderlo più economico, più sapido, più sano, lo dico e lo sostengo, è vera arte. Riabilitiamo il senso del gusto e non vergogniamoci di soddisfarlo onestamente, ma il meglio che si può, come ella (Artusi) ce ne dà i precetti."(Olindo Guerrini, 1896)

La cucina è una questione di emozioni e, ça va sans dire, anche di famiglia…

Una di queste emozioni, la nostalgia, ha governato questo periodo, in particolar modo da quando ho ritrovato durante la quarantena questo libro, sistemando una stanza piena di mie cianfrusaglie.

Questo non è solo un libro di cucina ma è IL libro di cucina, intitolato “La Scienza in Cucina e l’arte di Mangiare Bene” edizione del 1919 regalato alla mia bisnonna Maria Teresa per il suo matrimonio –  come voleva la tradizione – affinchè potesse esserle di “aiuto” come riportato nella dedica.

Il mio prozio Nanni, figlio della bisnonna, me lo donò il giorno della laurea all’Università di Scienze Gastronomiche insieme all’audiolibro, sempre dell’Artusi, letto dal mitico attore toscano Paolo Poli.

Un vero e proprio fil rouge quindi che univa il presente al passato.

Decisi pertanto di custodirlo gelosamente fino al giorno in cui non misi in ordine libri e fotografie antiche di famiglia in un momento solitario e di riflessione.

Mettendomi all’ascolto dell’audiolibro (adesso fa sorridere ma allora era ancora considerato tecnologia moderna…), mi metto a sfogliare l’interno dell’antico volume della Bisnonna e una delle cose che mi colpì principalmente fu l’interno: oltre ai numerosissimi ritagli di giornale con le ricette di Petronilla, gli appunti scritti a mano con la matita “Per Erne, perché gli piacciono i gialletti”.

Ciò mi ha fatto riflettere sul ruolo della cucina che si intreccia con il vissuto in un vortice di immagini di unione familiare e celebrazione della vita – si pensi che l’edizione in questione risale al periodo post bellico degli anni’20 del 1900 – che mi hanno riportato come un flash al momento in cui stavo vivendo, agli anni ’20 del 2000.

Molte notizie in televisione e sui giornali hanno narrato delle ricette della quarantena e all’immagine di famiglie che trovavano conforto in un momento così difficile intorno ai fornelli e nella propria cucina.

Il paragone è forte, capisco, ma in fondo la Storia è un continuo ricorrere ad eventi difficili che l’Umanità ha attraversato e in questo caso l’elemento accomunante era proprio il cibo. Nel bene e nel male.

Continuando la lettura, trovo un bellissimo quadrifoglio portafortuna essiccato tra le pagine e riflettendoci su, gli appunti della Bisnonna in fondo parlano chiaro: le ricette annotate che avrebbe voluto preparare ai propri figli, lontano al fronte durante la seconda guerra mondiale come il “cavolfiore colla belsamella” il preferito dal Prozio Beppe o la “gelatina di fragole” vero e proprio “comfort food” per la nonna Maria Delfina, creando una gestualità quotidiana ma che in realtà racchiudeva molto di più, una speranza forse, un sostegno morale e perché no, una distrazione.

E oggi, 4 agosto 2020 Giornata Mondiale delle Cucine Italiane, si celebra il 200° anniversario dalla nascita del grande Pellegrino Artusi, gastronomo e scrittore del più noto libro di cucina italiano, conosciuto a livello internazionale tanto da essere stato tradotto in numerosissime lingue.

Il volume, composto da 790 ricette, è stato spunto e ispirazione per generazioni di cuochi, amatoriali e non, per soddisfare i propri momenti conviviali lungo vari periodo storici.

Un motore di ricerca ante litteram che ha aiutato nella creazione di piatti che fanno parte della tradizione italiana, acquisendo fin dalle primissime edizioni un successo inaspettato contribuendo a riunire i precetti che hanno definito la cucina italiana.

Il significato autentico che ha rappresentato questo libro quindi va aldilà di una semplice raccolta di preparazioni e di ingredienti: dietro ad ogni ricetta c’è una storia di famiglia e dietro ogni famiglia c’è un quadrifoglio in attesa di essere ritrovato e donato alle generazioni future.

Tanti auguri Pellegrino Artusi!

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