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TU VO’ FA’ IL “PARMESANO”: L’ITALIAN SOUNDING.

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Come si storpiano le canzoni a proprio piacimento, così si fa purtroppo anche per i prodotti agroalimentari.

I falsificatori, infatti, ingannano i consumatori facendo leva sul cosiddetto “Italian Sounding”.

Cos’è? Si tratta di una pratica illecita che sfrutta l’assonanza con nomi di prodotti o marchi italiani commercializzandone invece di scarsa qualità e non provenienti dal nostro paese. Questo in teoria, in pratica è contraffazione.

Ciò comporta non solo un gravissimo danno di immagine della nostra cultura gastronomica ma anche una perdita economica.

Infatti, secondo uno studio statistico effettuato da Assocamerestero, l’associazione delle camere di commercio italiane ed estere: “Il volume d’affari dell’Italian Sounding è di 90 miliardi di euro a livello globale, valore che negli ultimi dieci anni è cresciuto del 70%, e pari al triplo del fatturato dell’export italiano del settore alimentare (32,1 miliardi di euro nel 2017).  I prodotti più imitati sono piatti pronti e surgelati, conserve e condimenti, latticini e pasta.” (http://www.assocamerestero.it/default.asp?idtema=1&idtemacat=1&page=news&action=read&idnews=908)

 

http://www.assocamerestero.it/

 

Quindi, come riconoscere i prodotti contraffatti?

Nel caso della mozzarella, diversamente dai nostri rivenditori, viene presentata sotto altre forme (cilindrico, a scaglie ecc…).

 

Sono presenti elementi evocativi del nostro Paese come la bandiera italiana; oppure la classica storpiatura del nome come “Parmesan” spacciato per D.O.P. e che ricorda quella del Parmigiano Reggiano le cui caratteristiche sono protette dal Consorzio e da precise regole di produzione; oppure l’inserimento in etichetta di marchi come “Mama …” o “Don…” o altre parole italiane per far percepire che sono prodotti genuini italiani. Ma di italiano non hanno nulla.

 

Ma non solo, anche i vini sono stati vittime di agropirateria: sempre secondo la mappatura effettuata da Assocamerestero (LA MAPPATURA DELL’AGROALIMENTARE ITALIAN SOUNDING IN EUROPA E NORD AMERICA) “[…] Spesso vengono utilizzati nomi italiani dalle aziende produttrici locali, assieme alla bandiera italiana e a nomi originali italiani come “Chianti” e “Amarone”, anche se il prodotto è imbottigliato negli USA o in Canada, o ad etichette come “I love Italy” in Spagna per il vino, mentre per liquori come il limoncello vengono utilizzate immagini di aperitivi tricolore in Francia, Olanda e Spagna.”

www.coldiretti.it

Anche l’Osservatorio sulla Criminalità nell’Agricoltura e sul Sistema Agroalimentare, il cui Presidente è il Magistrato antimafia Gian Carlo Caselli, si occupa da anni della questione (una dei punti cardine della Fondazione è proprio lo “studio e monitoraggio delle penetrazioni della criminalità organizzata nel mercato agroalimentare, nonché dei fenomeni distorsivi della concorrenza lungo la filiera agroalimentare, con particolare riferimento alla contraffazione, adulterazione, imitazione del Made in Italy”. (http://www.osservatorioagromafie.it/statuto/) .

 

Nelle prossime settimane si tratterà dei possibili metodi per combattere la contraffazione e difendersi dalle imitazioni attraverso l’utilizzo della Blockchain e di apposite applicazioni per lo smartphone, stay tuned!

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